Ciao Fabrizio!!!

di Francesca Chialastri

310x0_1508936429633.1Fabrizio Frizzi, è stato un conduttore televisivo italiano. È nato a Roma il 5 febbraio 1958. Ispirandosi a Corrado, ha condotto varietà di quiz e talent show, come Miss Italia. È stato considerato dagli anni ottanta uno dei principali volti maschili della Rai.

Cominciò la sua carriera da giovanissimo nella radio e nelle televisioni private, per approdare poi alla Rai dove partecipò alla trasmissione per ragazzi “Il Barattolo”, prima come inviato e poi come conduttore fisso insieme a Roberta Manfredi.

Fabrizio Frizzi è morto il 26 marzo 2018, all’ospedale Sant’Andrea di Roma durante la notte, in seguito ad una emorragia celebrale. Le camere ardenti saranno allestite oggi nella sede Rai in Viale Mazzini. I funerali si terranno il 28 marzo nella chiesa degli Artisti in piazza del Popolo a Roma.

Fabrizio era un uomo gentile con tutti, ha combattuto fino all’ultimo come un leone.

Sentite condoglianze a sua moglie Carlotta Mantovan e alla figlia Stella.

Insieme possiamo aiutare la ricerca

di Azzurra Bianchi e Giulia Lupoli

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L’European Neuroblastoma Association (ENEA) ci ha dato la possibilità di contribuire a una donazione per aiutare la ricerca scientifica per sconfiggere il neuroblastoma. L’associazione ENEA è nata da un gruppo di genitori che a seguito della loro esperienza ha deciso di sostenere una ricerca sulla malattia che oggi è la prima causa di morte per malattia in età infantile.

 

 

Quest’iniziativa consiste nel donare 10€ o più, in cambio di un uovo di cioccolato a scelta tra latte o fondente.

Con questo piccolo contributo abbiamo la possibilità di salvare tantissime persone.

Il neuroblastoma è un tumore neuroendocrino maligno embrionario caratteristico del bambino, che deriva da cellule della cresta neurale, da cui fisiologicamente prendono origine la midollare del surrene ed i gangli del sistema nervoso.

Il nostro obiettivo è proprio quello di fare la nostra parte, anche se minima, per migliorare delle vite.

CinemaMania: forza di volontà e amore, due armi efficaci contro le barriere della sordità

di Paula Marcelino

Il 6 Marzo la classe prima media ha avuto la possibilità di riflettere su tematiche sociali quali la disabilità e, in particolar modo, la sordità attraverso la visione del film “La famiglia Bélier”.

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Ambientato in Francia e diretto da Éric Lartigau, il film ha vinto il premio Salamandre d’or (Premio del pubblico) al Sarlat Film Festival nel Novembre 2014.

Rodolphe Bélier, sua moglie Gigi e Quentin, il loro figlio minore, tutti privi dell’udito e della parola, sono agricoltori e vivono vicino a Lassay-les-Châteaux in Mayenne, nella campagna. Paula, la loro figlia maggiore di sedici anni, dotata sia dell’udito sia della parola, comunica con la famiglia attraverso la lingua dei segni e rappresenta per loro un’indispensabile interprete. Paula li aiuta nelle stalle e nella vita quotidiana, quando si tratta di rispondere al telefono, per trattare con il loro banchiere o tradurre una consultazione con il medico e al mercato cittadino, dove ogni domenica i Bélier vendono formaggio. Come attività extrascolastica, Paula sceglie il corso di canto perché vi si è iscritto Gabriel, un compagno di scuola che le piace.

L’insegnante di canto, riconosce subito il talento nascosto di Paula, che va coltivato e le propone di cantare in duetto insieme a Gabriel alla recita di fine anno. Gabriel va a casa di Paula per provare Je vais t’aimer, la canzone di Michel Sardou che dovranno eseguire insieme, su consiglio dell’insegnante: è l’occasione per ballare abbracciati.

Per Paula è in serbo però un’altra sorpresa: il suo insegnante di canto vuole che partecipi alle selezioni dei talenti di Radio France a Parigi: se vincerà si trasferirà a studiare nella capitale. Paula non ha il coraggio di dirlo ai genitori, anche perché nel frattempo il padre decide di candidarsi alle elezioni in opposizione al sindaco attuale. Paula ha paura per la reazione dei suoi genitori, è angosciata dai propri dubbi sulla sua vocazione musicale e dai doveri verso la sua famiglia. Difatti quando confessa la verità ai propri genitori, essi prendono come un tradimento il fatto che lei voglia trasferirsi a studiare a Parigi.

Tutto sembra rivoltarsi contro Paula finché un giorno alla mensa scolastica, Gabriel, che aveva rinunciato al duetto per la recita, invita Paula a tornare a scuola di canto. La recita di fine anno è un trionfo, i genitori di Paula, anche se non sentono la musica, si accorgono che gli altri spettatori sono tutti commossi quando i due cantano insieme la loro canzone.

Nel corso della notte insonne il padre ripensa al futuro della ragazza. Al mattino presto sveglia Paula e tutta la famiglia: si parte per Parigi. Arrivano alla Maison de Radio France appena in tempo per l’audizione; si precipitano anche Gabriel e il maestro di canto che riesce ad accompagnarla al piano mentre canta Je vole di Michel Sardou, una canzone che parla di un ragazzo che lascia la casa dei genitori per seguire la propria strada. Paula, mentre canta, riproduce i testi con la lingua dei segni per la sua famiglia, seduta in platea. I genitori di Paula, commossi, accettano quindi la partenza della figlia.

Il film, dunque, mostra in modo semplice come, nonostante la disabilità ponga spesso evidenti barriere, la forza di volontà e l’amore siano due armi efficaci per vincere le battaglie della vita.

Vittorio Lei, dalla passione per la robotica alla scelta felice dell’insegnamento

di Elena Piccinini e Giovanni Savaglia

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Questa settimana abbiamo scelto di fare due chiacchiere con il nostro professore di tecnologia, Vittorio Lei. Il nostro prof – che insegna anche matematica al biennio del liceo delle Scienze Umane – è stato tra i promotori del nuovo liceo quadriennale e dei progetti riguardanti l’informatica. Gli abbiamo chiesto quale è stato il suo percorso formativo e cosa lo ha portato a tornare tra i banchi di scuola.

 

 

D. Come ha scoperto la passione per la tecnologia e la matematica?

R. Per quanto riguarda la matematica, non sono io che l’ho scelta ma lei ha scelto me. Al liceo ero molto attento alle lezioni di matematica e durante il cambio dell’ora facevo i compiti assegnati dal professore. Vedendo dei risultati positivi ho capito che la matematica faceva parte di me. Il professore era molto severo e avendo capito che facevo i compiti in classe, quando mi interrogava cercava di farmi arrivare all’argomento successivo con la logica. Invece a 18 anni è nata la passione per la biotecnologia che mi ha fatto avvicinare alla tecnologia, parliamo del periodo in cui c’è stato il “boom” della robotica e dell’ingegneria.

D. Perché ha deciso di diventare un insegnante?

R. In realtà mi sono trovato per caso a insegnare, l’anno scorso ho avuto il mio primo incarico annuale. Quando ho intrapreso la carriera di professore mi sono reso conto di essere più felice, cosa che quando facevo l’ingegnere biomedico non ero.

D. In che scuole ha studiato?

R. Ho frequentato l’ITIS di Nettuno dove ho studiato informatica, mi sono poi iscritto alla facoltà di Ingegneria clinica e biomedica alla Sapienza di Roma, qui ho sostenuto alcuni esami di applicazione che mi hanno permesso di entrare nel settore della robotica-medica. Ho completato la mia formazione con un dottorato in fisica per l’Agenzia spaziale italiana.

D. In che scuole ha insegnato?

R. Oltre al Santa Lucia Filippini, ho fatto alcune supplenze nelle scuole intorno a Frascati, ho insegnato in un Istituto tecnico, in un liceo scientifico e tecnologico, e alle scuole medie di Colonna.

D. Cosa ama e cosa odia del suo lavoro?

R. Amo quando uno studente trova le mie lezioni interessanti. Odio essere severo e valutare i miei alunni esclusivamente con dei numeri.

Davide Astori: un campione in campo e nella vita

di Giovanni Savaglia

Il 4 marzo 2018 Davide Astori, è stato rinvenuto senza vita per un arresto cardiaco avuto mentre dormiva nella stanza di un albergo di Udine che ospitava la Fiorentina prima della partita contro l’Udinese del 27º turno di Serie A. In segno di lutto tutte le partite di Serie A e i posticipi di Serie B e Serie C in programma sono stati rinviati. La notizia ha avuto ampio risalto su tutte le testate internazionali e tanti sono stati i messaggi di condoglianze arrivati dal mondo dello sport; in Spagna, prima della partita Barcellona-Atlético Madrid, è stato osservato un minuto di silenzio per ricordarne la scomparsa e una stessa commemorazione è stata disposta dall’UEFA per tutte le gare di Champions League ed Europa League disputate tra il 6 e l’8 marzo.

La Fiorentina ha invece sospeso tutte le attività del settore giovanile e della formazione femminile nella giornata del 5 marzo. Ma ripercorriamo in breve le tappe fondamentali della carriera di questo grande campione.

Davide Astori,  nasce a San Giovanni Bianco e cresce a San Pellegrino Terme, inizia a giocare nel Ponte San Pietro, e per la prima volta esordisce con la squadra sarda del Cagliari, sotto la guida del CT Massimiliano Allegri. Da lì la rapida ascesa fino alla nomina a capitano della Fiorentina e l’esordio il 29 giugno del 2011 con la maglia della Nazionale italiana. Allora sulla panchina dell’Italia c’era Cesare Prandelli e Astori avrebbe poi giocato altre 13 partite con la maglia azzurra segnando anche una rete. Astori era legato a doppio filo con i colori azzurri e bianconeri. La scorsa estate si era parlato di un suo possibile passaggio alla Juventus anche perché, di fatto, era sempre stato lui il quarto difensore azzurro quando la BBC la faceva da padrona sia alla Juventus che in azzurro.  Molti tifosi lo riconoscevano come grande campione del calcio, ma fuori dal mondo sportivo era una persona molto generosa infatti faceva molte donazioni all’UNICEF.

Un particolare pensiero va alla compagna e alla figlia.
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Napoli, ex assessore ferito da una BabyGang

di Leonardo Borri

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A Napoli ex assessore municipale di Sel aggredito da 4 ragazzini, chiamati anche come “BabyGang”.

Francesco Minisci pubblica su Facebook una sua foto sotto consiglio di alcuni suoi amici dei danni riportati da questi piccoli terroristi. «Questo è il risultato di una aggressione con motorini da parte di 4 ragazzini al centro storico di Napoli» e Minisci racconta «pubblico questa foto perché non voglio una punizione verso questi bambini, ma per evitare che un domani accada qualcosa di più grave a qualcun altro». Minisci su questa foto riporta gravi ferite al volto causate da calci, pugni e da una cassetta di frutta con chiodi sporgenti e arrugginiti.

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«Ho rischiato di perdere un occhio, con la cassetta di frutta mi hanno colpito in volto, ed essendo i chiodi sporgenti e pericolosi, ho temuto il peggio».

 

 

 

L’Ex Consigliere racconta:«Spero che le targhe dei motorini in questione siano state riprese dalle telecamere. Non andate contro chi mi ha fatto del male!» E in un post sui social conclude:«Sono sicuro che la causa sia l’esclusione sociale dei nostri brutti tempi. Punire serve a poco, l’unico antidoto è garantire a tutti un’istruzione e un’integrazione sociale».

 

Questo fatto ci ricorda che tra tutte le forme di oppressione, il bullismo è il più diffuso e anche i ragazzi giovanissimi ne diventano sia vittime che carnefici.

Quindi non dobbiamo mai sottovalutare le richieste di aiuto da parte dei nostri coetanei e cercare una collaborazione tra le persone che ci circondano.

Seguici sui social!

di Elena Piccinini

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imagesPer scoprire le novità della nostra scuola e, perché no, entrare nella vita di noi studenti e della grande famiglia dell’Istituto. Insomma, il Santa Lucia Filippini diventa “Social”. Una scelta al passo con i tempi e in linea con il nostro nuovo liceo quadriennale che avrà nel suo percorso di studi – oltre alle materie di indirizzo – anche la tecnologia, l’informatica e la comunicazione digitale.

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