La Catalogna, un problema per l’Europa?

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a cura di Naomi Nobile

Uno degli argomenti di maggiore interesse nell’attualità internazionale degli ultimi mesi del 2017 è stato, certamente, il conflitto tra lo stato spagnolo e la regione della Catalogna. Per capire qualcosa di più intorno a questi fatti ecco qualche dato:

  • la Catalogna è una regione sita nel nord-est della Spagna, la sua capitale è Barcellona. Anticamente faceva parte del Regno di Aragona che nel 1479 si unì alla corona di Castiglia con il matrimonio tra i Fernando di Aragona e Isabella di Castiglia, dando origine al primo nucleo dell’attuale Regno di Spagna.
  • In Catalogna si parla, oltre allo spagnolo, la lingua catalana, una lingua romanza simile allo spagnolo e al provenzale. Nella Costituzione spagnola, approvata tramite referendum popolare il 6/12 del 1978 si riconosce alla lingua catalana lo status di lingua co-ufficiale dello stato spagnolo. I cittadini della Catalogna sono liberi di parlarla e scriverla e studiarla nelle scuole.
  • Da sempre la Catalogna è stata una delle regioni più ricche della Spagna e una delle zone con più alto reddito pro-capite d’Europa. Barcellona è sede di molte industrie e di multinazionali importantissime come le marche di abbigliamento Mango,Desigual, Custo, la marca di occhiali Etnia o la marca di automobili Seat, nonché di giganti del settore bancario europeo, dell’editoria internazionale e di importantissime industrie farmaceutiche e tecnologiche come la Softonic.
  • La Spagna dal 2007 ha subito, come molti paesi europei, le conseguenze di una terribile crisi economica che ha comportato un’ importante crescita della disoccupazione. Ora la Spagna, dopo anni di recessione è la Nazione che più cresce in Europa (PIL 2017 +3,1%) e che più posti di lavori sta creando in Europa, ma il tasso di disoccupazione è ancora molto alto (17%) e i problemi non sono stati ancora del tutto superati.
  • La Spagna è uno degli stati del mondo le cui 17 regioni (comunidades autonomas) godono di più ampia autonomia e autogoverno. Le regioni di fatto sono dei piccoli stati che controllano la sicurezza, l’educazione, la sanità. Lo Stato centrale controlla sopratutto la politica generale e quella internazionale. Le imposte che i cittadini pagano sono raccolte dallo Stato centrale che poi si incarica di restituirle alle varie comunità autonome attraverso dei fondi strutturali in base alle esigenze di ciascuna regione autonoma.

Riassunti questi punti andiamo al cuore del problema: dal 2011 alcuni settori della società catalana hanno cominciato, anche a seguito della crisi economica, a rivendicare l’indipendenza dalla Spagna, affermando che attraverso la costituzione di uno stato indipendente i diritti dei catalani e l’economia catalana sarebbero stati meglio difesi da uno stato centrale che viene dipinto come rapinatore e anti-democratico. Gli indipendentisti sostengono, infatti, che la Spagna utilizzerebbe le tasse pagate dai cittadini catalani per finanziare opere pubbliche, servizi in regioni più povere trascurando invece i catalani che sarebbero così sfruttati e tartassati ingiustamente.

La realtà, naturalmente è un’altra, ma i partiti che hanno adottato la bandiera dell’indipendentismo hanno fatto breccia nei settori della società più esposti alle conseguenze della profonda crisi economica internazionale e hanno ricevuti molti appoggi cominciando a rivendicare un fantomatico diritto all’autodeterminazione e un diritto a votare in un referendum popolare per l’indipendenza.

Secondo quanto stabilito dalle convenzioni ONU, hanno diritto all’ auto-determinazione, cioè a staccarsi da uno stato, solo le regioni sottoposte ad un regime dittatoriale o le colonie, caso che naturalmente non riguarda la Catalogna, che fa parte di uno stato democratico e di diritto e, naturalmente non è una colonia della Spagna , ma uno dei territori che dall’ Età moderna ha sempre costituito una delle regioni più importanti del Regno.

Finalmente, a settembre del 2017, gli indipendentisti hanno imposto, contro la volontà del Governo di Madrid e contravvenendo alle sentenze della Corte costituzionale spagnola che più volte ha dichiarato non legittimo un referendum sull’indipendenza di una comunità autonoma dallo stato centrale senza il consenso di tutte le regioni che costituiscono il Regno di Spagna, la celebrazione di un referendum il 01 ottobre.

Lo Stato spagnolo ha legittimante impedito la realizzazione di tale referendum illegale, anche con l’appoggio di tutti i Paesi membri dell’Unione Europea, e, di fronte alla sfida del governo di Barcellona, ha applicato l’articolo 155 della costituzione spagnola che prevede lo scioglimento del governo di una regione autonoma in caso di disobbedienza e ha convocato elezioni anticipate il 21/12.

Alcuni membri del deposto governo sono stati arrestati, accusati di gravi delitti come sedizione e tentato colpo di stato, altri, come l’ex presidente catalano Carles Puidgmont, sono scappati in Belgio per sfuggire all’arresto.

Il 21/12 si sono celebrate le elezioni e i partiti che si oppongono all’indipendenza (detti costituzionalisti) hanno vinto in numero di voti, ma purtroppo, a causa della legge che elettorale che ripartisce i seggi del parlamento autonomo della Catalogna, non hanno avuto la maggioranza dei seggi.

La situazione attualmente appare incerta e rappresenta uno dei più gravi problemi che in questo momento sta affrontando l’Unione Europea: l’indipendenza della Catalogna dalla Spagna in forma illegale comporterebbe l’espulsione della regione dalla comunità europea e potrebbe rappresentare, oltre che un gravissimo colpo all’economia dell’intera unione, anche un possibile precedente per altre regioni europee come la Corsica o il Veneto che rivendicano l’indipendenza.

Continueremo a seguire la vicenda e vi terremo aggiornati sugli sviluppi.

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