Botti di Capodanno, si lavora ad una soluzione per il 2020

di Melissa Fedullo

Nonostante le feste natalizie siano finite da un po’, risuona ancora l’eco delle polemiche inerenti ai danni causati dai botti di capodanno.  Notizia di qualche giorno fa sono i commenti del bilancio ufficiale della Polizia di Stato per questo ultimo dell’anno: 216 feriti (di cui 41 minorenni), tra cui 13 gravi.

fuochi di capodanno (3)

Le campagne di sensibilizzazione insieme al divieto di utilizzare botti e petardi, sancito da quasi tutte le città italiane, sono stati abbondantemente ignorati. All’inizio del 2019 i feriti sono 658, contro i 519 del 2018, i casi più seri sono stati registrati a Milano Benevento. Tra questi ricordiamo una donna di 37 anni colpita al petto dall’esplosione di un razzo e oggi viva per miracolo dopo un’importante operazione chirurgica, o le numerose persone che hanno riportato lesioni agli occhi e al volto. Per tutte queste ragioni e per la gravità di una situazione che negli anni non accenna a ridimensionarsi, le forze dell’ordine di concerto con il Governo stanno già lavorando per mettere a punto delle serie misure restrittive che possano fermare per sempre questi episodi drammatici.

Siria, pericolo di una nuova guerra mondiale?

di Elena Piccinini

Non un conflitto tradizionale, ma una guerra civile con conseguenze a livello internazionale. È ciò che sta accadendo in Siria.

Gli Stati Uniti, la Francia e la Gran Bretagna hanno colpito in questi giorni le città siriane di Damasco e Homs in risposta all’attacco chimico alla città di Duma, che i tre alleati attribuiscono al regime di Assad. ديفيد هيرست: دول عربية وراء العدوان على غزة

La Siria è controllata da diverse fazioni. In questo periodo c’è una zona sotto il controllo del governo siriano guidato da Assad, che ha il sostegno della Russia e dell’Iran. L’altra area più importante è quella posta sotto il controllo delle forze curde, che sono sostenute dalla coalizione internazionale (a guida americana). Ci sono ancora delle zone controllate da quello che resta dello Stato islamico: negli ultimi tempi queste aree si sono ridotte sempre più. L’altra presenza è quella dei ribelli siriani: forze che fin dal principio hanno cercato di opporsi ad Assad e hanno guidato le proteste contro di lui, chiedendone le dimissioni. Infine, ci sono piccole zone in cui si registra la presenza del gruppo jihadista Tahrir al-Sham, che è in contrapposizione con l’Isis. I ribelli siriani accusano il governo di Assad di avere usato armi chimiche durante i raid iniziati tra sabato 7 aprile e lunedì 9 aprile. Secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria le vittime sono decine e le condizioni di salute di molti feriti si sono aggravate a causa di difficoltà respiratorie. I media internazionali parlano di 100 morti, tra i quali molti bambini e donne. L’utilizzo di armi chimiche è però stato escluso dal generale russo Yuri Yevtushenko, che accusa i paesi occidentali di mentire per rallentare le azioni contro l’Isis. In molti stanno gridando al pericolo di una nuova guerra mondiale, se fosse così vorrebbe davvero dire che la storia studiata a scuola, le morti e i sacrifici di tante persone innocenti non ci hanno insegnato proprio niente.